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Il tema dei cereali antichi e moderni è tra i più discussi da qualche anno in ambito alimentare non solo in termini di salute e benessere ma anche di libero scambio delle sementi. Alcune associazioni di categoria, sostenute dalla politica, hanno deviato l’attenzione sulla provenienza delle farine e delle granaglie, creando la convinzione, in certa parte dei consumatori, che questa sia più importante della cultivar. In sostanza, dicono, una farina di grano moderno italiano è da preferire ad una equivalente proveniente da un’altra nazione: così gli effetti negativi dei prodotti lievitati o della pasta si legano ai pesticidi e non alla varietà. Non viene esplicitato che, a parità di residui di sostanze chimiche o della loro assenza, non c’è alcuna differenza tra uno Svevo (frumento duro ad alto tenore di proteine) di provenienza nazionale, europea o extra UE.

Questa è solo una delle questioni affrontate nel mio libro: partendo da Nazareno Strampelli e dalla sua creatura più nota, il Senatore Cappelli, indicherò con chiarezza come distinguere i veri antichi dai moderni e come sia farraginosa la linea che li separa perché senza alcun fondamento scientifico.  Un capitolo è dedicato al Creso, padre di tutti i moderni e primo mostro genetico della storia agraria: al Campo Gamma di Roma scienziati ed agronomi lavorano per oltre un decennio irradiando i vegetali con il Cobalto 60. Nel 1974 incrociano una linea generica proveniente dal CIMMYT (Centro internazionale per la modifica del grano e del mais, tutt’ora operativo in Messico), il B144 mutante del Cappelli ed ottengono il mutante FB55, che conosciamo come Creso. Tecnicamente non è un Organismo geneticamente modificato (OGM), ma solo un organismo geneticamente migliorato (GM). Il brevetto, registrato nel 1975, è tuttora in corso e in 35 anni ha reso all’ENEA quasi 2 milioni di euro in royalties.